Ruolo del software open source nella pubblica amministrazione Stampa
Mercoledì 12 Settembre 2007 07:13
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Nella PA la sfida dell'OSS si gioca sul software applicativo custom prodotto dalle amministrazioni pubbliche per far fronte a esigenze amministrative specifiche o, più in generale, di amministrazione telematica, quali la gestione di strade o ospedali, l'istruzione, il pagamento d'imposte, la giustizia e la gestione del territorio [15] .

Il software prodotto da o per le amministrazioni pubbliche non è costituito da "pacchetti standard" che possono essere utilizzati "tali e quali" da altri utenti.

La presunta assenza di finalità commerciali per quanto riguarda i canoni di licenza e la necessità di fornire il software con il codice, per consentire di adattarlo alle realtà locali prima di applicarlo e ridistribuirlo, conducono naturalmente ad aderire al modello OSS [6] .

Fra i requisiti della PA vanno ricordati, fra gli altri, economicità, indipendenza dai fornitori, sicurezza, riusabilità e interoperabilità .

Benefici del modello open source nella pubblica amministrazione

L'adozione di OSS porta normalmente a un risparmio iniziale in termini di costi per licenze. Un confronto economico corretto deve essere però compiuto non solo sulla spesa iniziale, ma tra il TCO (Total Cost of Ownership) delle soluzioni open source e il TCO delle soluzioni proprietarie. Oltre al costo delle licenze, nel TCO confluiscono le spese dei servizi di supporto, della formazione, i costi di migrazione, d'installazione e di gestione. Le linee guida del governo inglese evidenziano molto pragmaticamente il value for money come criterio di scelta per il software open source [13] .

Un elemento a favore dell'OSS nella PA è l'indipendenza dai fornitori, consistente nel poter affidare il supporto di un prodotto open source a un'azienda scelta dal cliente, laddove nel mondo del software proprietario solo il produttore (o un suo partner autorizzato) può supportare il proprio software.

Disporre, inoltre, del codice sorgente dei programmi utilizzati all'interno della propria organizzazione permette (anche se non garantisce) un grado maggiore di sicurezza.

Sono, infatti, più agevoli i controlli interni (ove nei software proprietari ci si deve affidare ai produttori) alla ricerca di eventuali back door o debolezze sfruttabili da attacchi esterni.

L'amministrazione dispone di un miglior controllo sulla politica di evoluzione del proprio parco applicativo e, in maniera generale, sul governo della gestione del patrimonio pubblico.

Questo argomento assume una rilevanza particolare in aspetti connessi con la sicurezza, quali l'autenticazione e l'identificazione del cittadino o quelli relativi all'integrità, confidenzialità e all'accessibilità dei dati nel corso del tempo.

In generale, il software open source è più adatto a essere personalizzato o esteso come funzionalità rispetto a un software proprietario e quindi riusato.

Il ricorso al software libero può fungere da leva per la modernizzazione dei sistemi informatici dello Stato. La possibilità di ricorrere sia a software libero che proprietario aumenta le possibilità di scelta delle amministrazioni e consente [1] :

  • di accedere a un patrimonio considerevole di software spesso di qualità e conforme agli standard;
  • di governare il rapporto costo totale della soluzione/rispondenza ai bisogni attraverso il rafforzamento della concorrenza, allo scopo di mantenere questo rapporto al livello più basso possibile;
  • di governare il software e di avere la possibilità di assicurarne la perennità. In altre parole, l'amministrazione è messa in grado di capire e modificare il software per facilitare la sua integrazione e/o la sua evoluzione.

Cruciale per le Pubbliche Amministrazioni è l'interscambio di dati, da cui scaturisce la necessità di usare formati aperti e standard , scelta che assicura:

  • Indipendenza. La documentazione pubblica e completa del formato consente l'indipendenza da uno specifico prodotto e fornitore; tutti possono sviluppare applicazioni che gestiscono un formato aperto.
  • Interoperabilità. Usando formati aperti standard, sistemi eterogenei sono in grado di condividere gli stessi dati.
  • Neutralità. I formati aperti non obbligano a usare uno specifico prodotto, lasciando libero l'utente di scegliere sulla base del rapporto qualità/prezzo.

Inoltre, i formati testo aperti standard comportano l'ulteriore beneficio della persistenza, caratteristica importante per la tutela del patrimonio informativo nel tempo a fronte del mutamento tecnologico .

Sempre a sfavore si citano la bassa compatibilità con standard commerciali.

Infine, la principale difficoltà, come riconosciuto dalla stessa comunità internazionale di utenti Linux, è la mancanza di driver: la maggioranza dei produttori di periferiche non forniscono driver per Linux, dunque la lista dell'hardware compatibile è limitata ai dispositivi cui la comunità degli sviluppatori open source ha accesso. Quando viene lanciata sul mercato una nuova periferica, occorrono mesi prima che i driver siano disponibili, ammesso che i produttori forniscano le interfacce necessarie per lo sviluppo dei driver stessi; il problema è particolarmente evidente per le schede video e per i modem.

Qualsiasi sviluppo e messa in produzione di software comporta dei rischi. L'utilizzazione del software libero, lasciando un più grande margine di manovra agli utilizzatori, necessita anche da parte loro di una comprensione chiara delle nuove implicazioni legate al loro maggior controllo sul software; si enunciano di seguito i principali fattori di rischio [1] :

  • Sviluppare utilizzando dei componenti di software libero le cui licenze sono fra loro incompatibili.

La disponibilità del codice sorgente permette tecnicamente di comporre un software utilizzando il codice sorgente dei componenti o dei software completi soggetti a licenze differenti. I responsabili di progetto devono vigilare sulla compatibilità dei componenti al fine di garantire la legalità del prodotto finale.

  • Implicazione dell'amministrazione, in quanto responsabile del software sviluppato o modificato, nella problematica del rispetto del diritto d'autore o della garanzia.

La diffusione pubblica del software realizzato o modificato dall'amministrazione rende necessario assicurarsi che i diritti degli autori siano rispettati e precisare le garanzie che vengono fornite con il software (sia libero che proprietario). La disponibilità del codice sorgente rende più facile la verifica di eventuali violazioni del diritto di autore e richiede, pertanto, una maggiore attenzione all'origine del codice sorgente incorporato nel software.

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Formato aperto e formato standard

Un "formato aperto" può essere definito come la "modalità di rappresentazione dei dati in forma elettronica, deliberatamente resa pubblica, completamente documentata ed utilizzabile da chiunque". In questo senso per esempio il formato utilizzato da "OpenOffice.org" è un formato aperto in quanto:

  • è una modalità di rappresentazione dei dati in forma elettronica.
  • è esaustivamente documentato ed utilizzabile da chiunque: i dati vengono rappresentati nativamente in XML e salvati come documenti XML la cui struttura è definita in una DTD, grammatica di una classe di documenti XML, pubblica.

Un formato è standard quando è definito da un ente di standardizzazione (come nel caso di HTML) o è di fatto condiviso da una comunità (come nel caso di PDF).

Un formato è uno standard aperto quando soddisfa il requisito di pubblicità e di normazione (p.e. XML e HTML sono standard aperti perché le loro specifiche sono pubblicamente documentate, definite e mantenute da un ente di standardizzazione, il W3C).

Un formato testo è un formato appartenente al sottoinsieme dei formati, caratterizzato dalla corrispondenza biunivoca fra un carattere alfanumerico (p.e. "c" minuscola) di un determinato insieme (latino, greco, cirillico, arabo, devanagari, ecc.) e il valore del gruppo di bit costituenti l'unità di informazione di quel formato (p.e. 1 byte ASCII, 1-6  byte UTF-8, ecc.).

I formati testo aperti standard  consentono l'indipendenza dall'evoluzione tecnologica; pertanto le informazioni rappresentate con questo formato sono recuperabili anche molto tempo dopo la generazione, senza necessità di pesanti riconversioni. Questa caratteristica è ancor più vera per quei formati come SGML e XML che al dato associano la relativa descrizione (metadato) in linguaggio naturale: fra cinquanta anni, purché sia possibile leggere un file di testo con codifica ASCII o UNICODE, sarà sempre possibile recuperare i dati di un documento XML e capirne semantica e struttura.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Settembre 2007 07:24